Mi ritrovo ancora una volta qui, a parlare di cose inerenti al film per cui questo blog è nato, cosa che cominciava ad essere sempre più rara, e devo dire che lo faccio con molto piacere. Perchè ci sono delle cose quando cerchi di fare questo mestiere a cui non badi, perchè non ti è ancora possibile; cose che vedi più grandi di te, perchè nella tua condizione ti senti in una sorta di guerra contro tutto e tutti, alla ricerca disperata di una via d'uscita che sembra a volte non esistere. Ebbene Venerdi e Sabato sono stato a Saluzzo in occasione di un evento dedicato al film Isole, organizzato da Manuele Fragoletto di b612CinemaLab, che ringrazio tantissimo. Un evento che ha visto protagonista un film, che cominciavo a dimenticare, la mia persona e quella di Federico Bava, l'attore protagonista del film, ed una cittadina, quella di Saluzzo, che ha partecipato davvero con entusiasmo e calore.
Ecco, calore, la parola esatta è proprio questa. Fare un film vuol dire tante cose, e la tua attenzione di pone sul "fare" il film, fino a dimenticare tutto. Ho capito che non è così. Ho capito che bisogna lasciare uno spazio, sentito, dovuto e necessario, proprio per quel dopo che non si considera. Per la prima volta in vita mia ho sentito davvero il "calore" del pubblico, quel calore che a volte non ti sembra mai di meritare abbastanza perchè le dimensioni del cinema vengono portate alle stelle e ti sembrano sempre appartenere al divismo di un certo modo di apparire snob del cinema.
Calore e attenzione. Perchè la gente è molto attenta, ed è giusto che lo sia. Ancora una volta non sono riuscito a stare in sala, durante le proiezioni, ma ho già spiegato il perchè e non ce la farò mai a rimanerci. Ma è stato davvero piacevole parlare con le persone all'uscita, parlare di cose che tu hai voluto comunicare e che sono arrivate. Sono arrivate davvero. E' arrivato davvero il senso di un progetto e di un film che appartiene ad un passato, ad una parte di un percorso, ad una fase della tua vita. Un film che non saprò mai spiegare perchè non sono io a dover spiegare nulla, perchè è il film stesso a parlare. Un film che non saprò mai guardare perchè è il film stesso a mostrare quello che i miei occhi hanno cercato di far vedere.
Si, mi sono sentito anche molto coccolato, perchè non è cosa normale per me ricevere tutte queste attenzioni, considerazioni. Penso che per Federico sia stata la stessa cosa. E sorridevo quando firmavo le copie del DVD e vedevo fare altrettanto a Federico. Sorridevo perchè un pò mi imbarazzavo. Ma era un imbarazzo dolce. Così come lo era quando le persone si fermavano a farmi i complimenti o a parlare del film o di qualunque altra cosa.
Si, i soggiorni saluzzesi sono stati davvero splendidi. E non dimenticherò mai quello che alcune splendide persone mi hanno detto in questi giorni, cose che ti danno la spinta per andare avanti e che ti fanno sentire un pò meno la fatica del tuo cammino.
Grazie a tutti, Grazie a Saluzzo, Grazie a Manuele.
p.s penso che a breve ci saranno foto e video dell'evento, sicuramente le metterò in rete.
Si, è successo di nuovo. Mi sveglio, sudato e scorgo il sole attraverso la finestra.
E’ lunedì mattina è tutto ormai è fatto. Tutto finito, concluso. Sono state spese talmente tante parole, tante speranze, tanti timori, che ora c’è il silenzio. Si, c’è uno strano silenzio oggi dentro e fuori da queste mura. Immagino le grandi guerre del passato, ed immagino il famoso giorno dopo, dove le case ancora fumano distrutte, i cadaveri a terra, la gente normale ancora nascosta impaurita. Dove sono i combattenti? Dove sono? Riposano. E fuori c’è un grande silenzio. Come se la natura, o che so altro, si sia presa la pausa caffè. E riposa.
Ma non capisco. Non capisco cosa sia successo, e perché. No, non capisco, e forse, in quella condizione di semi-lucidità post-sveglio che mi accorgo di quanto molte persone rimangano lì molto spesso, fermi, immobili, in attesa di qualcosa, in attesa di capire forse, non lo so.
Perché sembra un gioco. Sembra tutto un baraccone, una giostra che gira, e rigira, e rigira, così in fretta. Si, in effetti è stato tutto un bel gioco. Un gioco di numeri, di slogan, di promesse, un gioco dove l’obiettivo è vincere, convincere, conquistare, ottenere. I teatrini delle tv sono in moto, da ore, da mesi, da anni, da decenni, a mostrare il volto di un paese che non c’è, che vorrebbe essere, ma è finto, coperto da strati di fondotinta e televendite.
Ma si può essere sempre incazzati col mondo? Ma davvero la gente, già afflitta da insormontabili problemi esistenziali abbia a cuore tutto il resto, la bellezza e drammaticità di quello che sta fuori, quel piccolo e maledetto mondicino insignificante?
Non lo so, ma intanto apro la finestra, per vedere se c’è davvero il sole.
Si, c’è il sole, finalmente, Torino a volte si impegna ad essere brutta e a piangere.
E sembra strano, ma tutto si muove esattamente come prima. Non è cambiato davvero nulla.
Ma qualcosa è successo. Si, ricordavo il mio stato d’ansia del giorno prima…Ma cosa?
Poi accendo la tv, e capisco tutto, ed allora tutto mi è chiaro. Chi sono, cosa odio, cosa penso, e soprattutto che è successo di nuovo, e Lui è ancora lì, sul carro di chi ha vinto, trionfato, sbeffeggiato l’avversario e l’Italia intera. Perché Lui non è come gli altri. Lui è speciale. Perché gli è stato sempre perdonato tutto. Il fatto di aver commesso qualche reatuccio qua e là, di dire delle grosse bugie, di aver lobotomizzato per 25 anni una nazione, per averla messa in ginocchio, sfruttata, incazzata, confusa, per averla fatta sorridere, e piangere, con le sue soap, i film in prima tv, i tiggì strafaziosi e superficiali, per aver capovolto il significato della parola “libertà”, che non è quella, no cazzo, non è quella. La libertà è un’altra cosa, ma non quella.
Osservo i volti festanti, in silenzio. Il carro va avanti, attraverso il tubo catodico e festeggia, festeggia, festeggia, come la finale di un mondiale di calcio. Perché si, è un gioco.
Rimango nel mio silenzio. In fondo ho perso anch’io. E questa volta la sconfitta brucia. Perchè c’era una male oscuro che stava per scomparire, si, lo sentivo, ma il bene esiste solo in tv, e Lui lo sa, lui che le tv le ha create a sua immagine e somiglianza, lo sa bene. Perché ho l’età giusta per provare a pieno il bruciore di una sconfitta, quell’età dove tutto comincia davvero ad avere sfumature, e non tutto bianco o nero, quell’età dove capisci che le grandi ideologie sono giuste e sbagliate, quell’età dove non puoi fare nulla ed essere spettatore. Si, siamo spettatori, anzi telespettatori. Ed in questa sorta di televoto ho perso, abbiamo perso tutti.
Non so, ma le sconfitte servono parecchio, per ricominciare da capo, e forse comprendo, anche se lontanamente, che senso abbiamo le guerre. Per ricominciare da capo.
E rimango qui ad osservare i festanti, smarrito nelle mie certezze. Perché lo so. Ho ragione. Sono sicuro di aver ragione, ma sono in minoranza, mi sono sempre ritrovato in minoranza anche quando ho vinto. E questa volta non riesco a credere di aver avuto ancora torto. No. Walter, non è ancora ora. Aspetteremo. Perché in Italia c’è una strana usanza. Pensare di risolvere le cose nel punto in cui si tocca il fondo. Perchè solo allora si sollevano le coscienze. Ed il fondo, forse l’abbiamo superato, da tempo, ma questa notizia in tv non c’era.E il 15 aprile, dopo che per la terza volta Berlusconi vinse le elezioni, davanti al Tg4 di Emilio Fede mi fumai una bella canna.
Ritorno con una comunicazione di servizio:
| Eventi | Giovedì 3 Aprile 2008 |
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Saluzzo: 'Isole' di Rocco Riccio in onda al Don Bosco
b612 CinemaLab, progetto numerozero, presenta venerdì 18 e sabato 19 aprile al Cine Teatro Don Bosco, Via Donaudi 36 a Saluzzo, 'Isole' di Rocco Riccio. Un film prodotto a basso costo che racconta la vita di provincia nella prima cintura di Torino. Ad Orbassano è ambientata la vicenda dei fratelli Andrea e Luca di 27 e 14 anni. Il primo, aspirante musicista, disoccupato cronico, alla ricerca di quello che ancora non sa, a cui tocca anche fare da padre al fratello più piccolo (i loro genitori sono separati e i due ragazzi vivono con la madre); il secondo, al primo anno di Liceo, con le sue difficoltà nello studio, le prime cotte, le lunge chiacchierate col nonno sulle difficoltà e le insidie che la vita presenta. Le prime avvisaglie di una vita, come tutte, fatta di alti e bassi.
Nella città di provincia ciascun individuo è un'isola, nel bene e nel male, metafora assoluta della vita e dell’intrecciarsi di vite che caratterizza l’esistenza. Il film è uno spaccato realistico di vita quotidiana con un finale che forse tutti non si aspettano. Venerdì 19 aprile alle 21.15 (apertura cancelli 20.15) va in onda il film a ingresso gratuito, è richiesta la prenotazione. Sabato 19 aprile alle 15.30 sempre al Cine Teatro Don Bosco di via Donaudi workShop GRATUITO a ingresso libero a cura dello IED (Istituto Europeo di Design) sul tema 'Arti visive'. Alle 21.15 nuova proiezione di ISOLE. Per prenotazioni: Redazione CORRIERE DI SALUZZO, Via Parrà 9 - Saluzzo Tel. 0175-42556 Per Informazioni: Ufficio Turistico Saluzzo I.A.T., P.tta Mondagli 5 - Saluzzo Tel. 0175-46710 |
Ora che comunicare è diventato più facile trovo difficoltà a dire qualcosa. Pensare ad una cosa e non averla ti crea un ventaglio di fantasticherie su quello che hai da raggiungere. E così, in quegli attimi di attesa, mi trovo e ritrovo sempre più spesso a pensare a quello che sarà. Sono quegli attimi di transizione tra realtà e finzione che ti lasciano un segno, che da conscio non sono in grado di cogliere, che ti danno una forma, un senso, un supporto. E sei assente. Pensate a quei momenti di forzata sosta, non so, fermo ad un semaforo rosso che sembra infinito, o in coda alla posta, o dal dottore, o al cesso, dove non sei più nulla. Il corpo perde di peso e sei pura avanescenza. E sei cose che non saresti mai. Si apre un collegamento, nella testa, da qualche parte, che mi porta tutto dentro, e lì rimane, finchè ne ho voglia, finchè dimentico o modifico. Sono quegli attimi dove ti senti di aver raggiunto traguardi importanti, ma come nei peggiori degli incubi tutto si sgretola, all'improvviso, quando scatta il verde, quando alla posta è il tuo turno, quando senti "prego entri pure" dal dottore, quando il telefono squilla dall'altra parte della casa e tu sei ancora lì seduto. Fine dell'attesa. Bentornato nella realtà. E quelle attese mi lasciano qualcosa, a volte, spesso, che rimangono lì, racchiuse da qualche parte, ad aspettare che il tempo le ingoi. Intanto sorrido, e poi ritorno, in quella follia ordinata che mi tiene ogni giorno legato pesantemente a terra, prima che arrivi la prossima attesa.
Tutto questo per dirvi che sto facendo un lavoro chirurgico di sceneggiatura, come mai fatto prima, alla ricerca di una chiave che a volte mi sembra di aver trovato, e a volte no. Disfo, e riattacco con una velocità impressionante, aspettanto di vedere la forma giusta, che forse non sarà la più giusta ma la migliore possibile per me, per quello che cerco di comunicare e quindi di essere attraverso questo mezzo complesso del cinema, per quello che significa per me il fare cinema, per quello che sarà poi, alla fine, lo spettatore che ve ne farà parte. Lavoro, ma sono in attesa anch'io. Sto cercando la forma giusta, ma a Luglio si farà, cazzo, me lo giuro, e se sarà, sono sicuro che sarà un bel film. Forse non immediato, magari con qualche lacuna qua e là, e con quegli errori che piano piano liberi via da te, ma sarà un bel film. Perchè, dopo tutto, sto aspettando seriamente anch'io di poter fare seriamente questo mestiere, manca tanto e poco allo stesso tempo, e sto pensando seriamente di saper fare solo questo, e questo, forse il tempo me lo dirà. Che attesa...
....................Dicevo?