Mi capita sovente di essere fatalista, di innamorarmi delle cose, e di stupirmi, di continuo, delle cose che non ti aspetti mai, perchè quelle che aspetti, per un gioco strano dell'ordine delle cose, finiscono per prendere strade tutte loro. Succede che sono appena tornato da un meraviglioso viaggio in Tunisia, a Sousse, a frequentare un workshop di realizazione video all'interno del Fifej, festival internazionale di cinema. Succede che mi sono riempito, e tanto, a livelli molto alti, di quel misto di incontri, persone, lingue, culture, sogni, arte. Di quella pienezza che quando torni è sempre molto difficile da gestire perchè inevitabilmente ti fa vedere tutto più vuoto. E che ti fa pensare necessariamente che vita è davvero meravigliosa e stupefacente. E pensare che nemmeno ci volevo andare. E pensare che alla fine di tutto, considero questa come una delle esperienze più curiose e straordinarie della mia vita, lavorativa e non. E torno con un riassunto di emozioni, e di sensazioni. Ancora una volta un parto, passato da ore ed ore di discussioni, di riflessioni, di venirsi incontro, di capire, e capirsi, di mondi paralleli che si incorciano, per un attimo, respirano le stesse emozioni, e poi si lasciano, con un arrivederci, chi lo sa. Perseguendo quella mia naturale inclinazione al sentire, all'assorbire, e a tradurre tutto questo marasma in immagini. A volte riuscendoci, a volte meno. Ma è il coraggio, è la sfida che questo è possibile, è la convinzione che questa è la mia strada.
Ho avuto modo di pensare al Maktub, ad un modo di dire arabo che indica il destino, il potere del fato, a quegli attimi di intensità che ti colgono, e tu sei lì, a viverli, e a sentirli, con quella voglia di pienezza che ti lascia tanti ricordi e sensazioni meravigliose. Ed un pò di nostalgia, ovvio, all'inizio della fine di un viaggio, come quello di un treno, e le sue stazioni, e quegli incontri, di cui si alimenta la tua vita, e ti fa sentire realmente vivo.
Si, ho un nuovo lavoro alle spalle. E appunto si chiama "Maktub". Il corto, della durata di 6 minuti circa, è il sunto di questo mio workshop e di questa mia breve ed intensa esperienza di vita. Ed è stato un momento per lavorare in un ambiente non mio, con una comunicazione filtrata che è divertente. Non capirsi apparentemente ma poi si, quando si usa lo stesso linguaggio delle emozioni, ci si capisce molto più profondamente. E penso a quanto sia difficile trovare la stessa pienezza e la stessa voglia di stupirsi dove vivi tutti i giorni. E penso a quanto mi piacerebbe continuare ad essere questo e a continuare a vivere questi sogni che mi stupiscono sempre di più. Mi sento di salutare i miei compagni di viaggio, quelli italiani, quelli tunisini e quelli che hanno impreziosito e condiviso fortemente con me ogni cosa.
Non so se posso metterlo in rete, visto che parteciperà a diversi festival, ma almeno per un paio di giorni mi va di farlo.
