Ci sono due cose che non riesco a fare nella mia vita: fare dei piani per il futuro e scrivere su questo blog, più tante altre che in questo esatto momento mi premono meno.
Dopo aver vagato, e sudato, e faticato altrove per più di un mese ritorno a Torino felice di aver raggiunto l'obiettivo prefissato, e che fino all'ultimo sembrava vacillare nelle incertezze, ovvero il giraggio di questa nuova mia esperienza cinematografica oltre confini (Tnisia per la precisione), e una serie di conferme individuali sull'esercizio di questa professione di cui avevo proprio bisogno in questo esatto momento della mia vita.

Di tutta questa esperienza ho sempre pensato in questi giorni che sarebbe stato divertente raccontarla. Ma se penso bene alle cose, a tutto quello che ora dopo ora, giorno dopo giorno, ho vissuto, di tutto questo, tutto è fin troppo bene conservato dentro di me, e forse non mi va più di tanto di scomodare nessuno.
Quando la vita diventa un escalation di sorprese, di situazioni, quando la vita diventa piena e complessa, e quindi meravigliosa, non c'è pausa, non c'è racconto. Si respira, e si va avanti. E di tutto questo mi piacerebbe avere il ricordo, e di ravvivarlo ogni volta con questo film, che da domani è ufficialmente in montaggio. Si, The secret (questo è il titolo definitivo), esiste, ed esisterà, e solo il tempo mi dirà che ne sarà.

Sono molto curioso di vedere che ne è uscito. Ma per la prima volta ho sentito tutto quello che il mestiere richiede, nel bene e nel male, e per quanto le esperienze dovrebbero avere sempre una seconda chance per essere perfette, ma allora non sarebbero esperienze, dico che è stato il massimo che ho potuto fare. Non il meglio, ma il massimo. Quindi il meglio. Si, in definitiva penso per la prima volta di aver scritto e girato un qualcosa che mi soddisfa.

Tra film presunti, interruzioni, progetti che nascono e muoiono, in mezzo a tutto il gran chiasso, a volte per nulla, in mezzo all'imprevedibile, in mezzo al buco nero chiamato "italia" e ai suoi soggetti volanti non identificabili. Si, certamente le cose si complicano sempre di più man mano che si salgono le scale. Mi incazzo, ma non mi scoraggio. Mi delude vedere inerzia attorno, l'importante è che non mi contagi.

Difatti sono in partenza, nuovamente, per la Tunisia. Questa volta parlerò di segreti. Si, di segreti ,o di una ricerca di una verità, di Dio forse, non lo so di cosa parlerò esattamente. Non so perchè, ma la Tunisia mi ispira storie femminili, e dunque questo sarà il mio primo lavoro in cui protagonista assoluta risulti una donna. In ogni caso prosegue il vago percorso che porta a vaghe destinazioni. Quando capirò dove sono attraccato, probabilmente mi fermerò. Ma adesso no. Voglio andare avanti. A scovare negli angoli più introspettivi di una vita che necessita di continue sorprese. Tornare in un luogo dove si è vissuto belle emozioni è assai complicato. Non ti puoi aspettare niente, tutto potrebbe deluderti, o sorprenderti. Non ci si deve aspettare nulla.
Però c'è un nuovo lavoro da realizzare, appunto "Le secret", il segreto, scritto e diretto dal sottoscritto. Produttore tunisino, tecnici e attori tunisini, insomma, sarò l'unico italiano. Ed allora sarò forse per una volta tanto fiero di esserlo. Ancora una volta alle prese con l'HD, questa volta sperimento una nuova camera, la PANASONIC HPX 500, che spero possa rendere l'idea così come è stata concepita.

E' divertente scoprire che laggiu, il film, non l'hanno davvero compreso. Ma è divertente scoprire che laggiu, non appena arriverò a destinazione, piano piano si porterà a compimento questa nuova creatura, che credo stupirà anche me, ed allora, laggiu, si capiranno molte cose. Mi sembra ancora tutto molto lontano, la distanza si fa sentire, voglio rimanere distaccato, fino a quando sorvolerò cieli e mare e nuvole, ed una volta sul suolo di Tunisi, si parte davvero. Lontano da tutto e da tutti. Forse anche un pò solo. Ma la cosa mi piace, decisamente, mi piace. E mi spaventa.
Avrò mai scoperto il nocciolo della questione? Ovviamente no. Mi prodigo nel credere in una forma totalmente astratta dell'arte che mi capita sovente di non accettare o di non comprendere la realtà delle cose. Per quello mi ci vuole solo un pò più di tempo. Un'immaginario riempito, vissuto, consumato, calpestato, masticato, odiato e respirato, in un qualche attimo della tua vita, che si infrange sul muro della sua concreta costruzione. Ne subisce omissioni importanti, quasi a lasciarne solamente i tratti essenziali e riconoscibili. Si, certamente mi pongo il dubbio del cinema come una forma imperfetta di costruzione. Mi attacco a loro, a quelle immagini, per giorni, e giorni, e giorni, quasi a pensare di non essere più reale, quasi a non essere più. E' il momento in cui ogni cosa può creare ispirazione. Come una guardia che rincorre all'occorrenza l'evasore che fugge altrove. Ogni dannata azione.
Ed allora, il nocciolo della questione, dov'è? Cos' è? Forse arrivare al perfetto compromesso, forse arrivare al limite massimo, individuarlo, accettarlo, e non disperare, perchè è un mezzo, è una barca che naviga in acque sconosciute, pronta ad approdare dove trova approdo. Forse è frenare l'impulso irrefrenabile di grandezza, e di moderare, moderare, moderare, trove il giusto equilibrio delle cose, e camminare in avanti, passo dopo passo, sciogliendo tutti i dubbi, fino alla conclusione imperfetta di questa imperfetta idea.

Ho da poco appreso di dover trovare necessariamente il nocciolo, perchè mi sembra di ritrovarmi in situazioni che mi sanno di già vissuto (in fondo l'esperienza serve a quello), e risolverlo, per quello che mi è possibile. Già, sto cominciando ad immergermi sempre di più in queste acque che mi sembrano sempre tanto torbide. Ma poi mi accorgo che non è così terribile. Basta abituarsi, basta saper convivere con il torbido, e rendere tutto più nitido. Sorrido di me stesso, perchè a volte mi prendo tanto sul serio che il limpido diventa torbido in pochi secondi, a volte anche senza motivo. Ancora il nocciolo, che mi sfugge di continuo. Non riesco a mantenere la giusta concentrazione. In questo caldo torrido torinese, la questione necessita di una soluzione perfetta in grado di incastonare tutto. So che ce la farò. Ma adesso proprio no.
Ma la ricerca mi riempie di intenti. Chi lo sa. Forse è proprio quello il nocciolo della questione.
Ricordo che inaugurai questo blog per raccontare la gestazione-parto del film isole, da cui poi è seguito un racconto un pò più generico sulle peripezie di un cineasta alle prese col mondo (e il suo lento e inesorabile declino).
Mi ritrovo oggi a raccontare di una nuova gestazione, di una nuova fatica che sta per cominciare, e mi piacerebbe riprendere quelle spirito narrativo da diario di bordo che aveva caratterizzato i miei esordi qui sul web. A raccontare di un baraccone che si è messo in moto, con le sue complessità e le sue magiche sensazioni miste di timore e incoscienza. Lo sguardo di chi ne fa parte mi trasmette una genuina adrenalina e fiducia, e si, ho accettato, sono in moto anch'io.
Parlo di questo lungometraggio di cui non ho mai parlato ma che sta partendo, dal titolo ancora provvisorio "duedipicche", che vede il mio esordio in un genere a me poco affine, il giallo (non mi piace usare lo spocchioso americanismo "Thriller") , ma che comincio a sentire parte di me, visto che mi turba oramai da giorni e notti, e da lunghe discussioni con gli sceneggiatori Christian La Rosa e Corrado Vallerotti, da cui sta uscendo secondo me un buon film. E una produzione (la b612 di Saluzzo e dintorni) che faticosamente sta cercando di mettersi in marcia per allestire, appunto, il baraccone.
Ieri per me è stata la prima "giornata di picche". Ricordo luoghi pacifici e incontaminati, chiacchierate spiritose e interessanti e questo lungo e interminabile casting che mi ha portato (e ringrazio tutto la staff organizzativo per questo) alla visione di circa una sessantina di attori, da cui entro breve, usciranno i volti definitivi di questo film. Ricordo queste piccole ed umane e deliziose conversazioni, una ad una, davvero, è stata un'esperienza interessante. Perchè di solito i casting mi annoiano. Ma la scoperta, la ricerca, lo scambio, la semplicità, lo sguardo di ciascuno, tutto quanto, un atmosfera misteriosa e magica. E sono proprio curioso di poter lavorare con alcuni di quei personaggi interessanti che ho conosciuto, quelli che accettano la sfida con se stessi, quelli che hanno motivazioni importanti, quelli che hanno bisogno di vivere nuove esperienze, e quelli a cui intravedi dentro la passione e la voglia di metterci davvero del proprio. In un gruppo di persone la condivisione e l'esercitazione di una forte passione al servizio di un unico scopo determina i successi delle cose, della vita. E spero anche di questa nuova avventura. Piena di insidie, complessità e soprattutto stimoli, fortissimi stimoli, che travalicano ogni altra cosa. E che mi fanno pensare (finalmente, e non capita spesso) di adorare questo mestiere come la vita stessa, anzi, è la vita stessa. Perchè oramai da tempo vita e lavoro fanno parte di un unicum che si evolve e si muove nella stessa maniera, in modo indistinguibile, perchè si sono esauriti tutti i gradi di separazione. E' la vita che ho scelto da tempo, è la vita che questa società in lento declino mi vuole strappare, e vediamo, se me la strapperà. E' una sfida quotidiana. Come per tutto e tutti del resto.
In attesa della Tunisia, in attesa di un pò tante cose e in attesa di umori migliori, vi annuncio che il famigerato ultimo mio lavoro, ovvero Rendez Vous, è stato selezionato all'interno del festival torinese "Piemonte Movie 2009", sottotitolo "Un anno di cinema sotto la Mole". Si tratta di un interessante rassegna regionale che raccoglie un pò il meglio di quanto fatto nel 2008 da parte di autori, registi e produzioni piemontesi, tra cortometraggi, lungometraggi e documentari. Si tratta di un appuntamento interessante perchè all'interno di un contesto, quello del cinema, che a Torino, per i Torinesi, non è sempre così scontato, anzi. Così come avevamo l'anno scorso proiettato Ampelman e Isole, quest'anno ci presentiamo con una sorta di anteprima, frutto di un recente lavoro di rimontaggio e colore che mi piacerebbe rivedere sul grande schermo.
Questi gli appuntamenti:
VENERDI 6 MARZO CIRCOLO CULTURALE ANTONICELLI, TORINO dalle ORE 22.30
GIOVEDI 12 MARZO CINEMA EMPIRE TORINO dalle ORE 20.00
Ecco anche la specie di trailer che tempo fa tentai di fare:
Succede che passano più di tre mesi dall'ultima cosa scritta qui dentro...
e che ti fermi per un pò, a trascorrere il tempo in modo differente.
Succede che ti riscopri uguale, e diverso, ed in questo diverso riparti da zero per una nuova avventura.
Succede che attendi una molla casuale che ti faccia risale subito in sella, e riprendi la marcia.
Ecco, le avventure di un povero cineasta, combattuto tra se stesso e tra le cose che sembrano ispirarlo, e infine tra i mondi infiniti e paralleli che sembrano tirarlo un pò tutti dentro, come un buco nero nel quale riporre aspettative, e dal quale spesso non si può più uscire.
Succede che ti rimetti a sedere, a sentire. Scorrono gli eventi, e li afferri solo una parte, come le idee, che sembrano svolazzare via subito prima di scomparire.
Succede che il povero cineasta si è per un attimo fermato, per capire quello che è necessario fare ora, in questo simpatico paese in recessione, che sembra rallentare proprio tutto.
E succede che il cineasta dica: "si, mi piace questa sfida, è ora di ricominciare".
Si, mi sono soffermato a sentire, e a capire come ripartire. E mi pare di sentire che un nuovo lavoro sia in fase di elaborazione. Come al solito un parto complesso, uguale e diverso da quello che è stato sin'ora. Finchè si avrà qualcosa da sentire, e da desiderare, mi pare sia cosa saggia e giusta perseverare.... è dura, eppur si muove...

Distratto dagli eventi della vita, mi sono così accorto che il mio personale appuntamento con questo blog si è un affievolito. In realtà non avevo gran che da dire, in realtà non so bene se quersto blog sia adatto per scrivere certe cose, e in realtà sto cercando di capire che ne sarà di questo film che non ho ancora idea se sia stato preso o meno al TFF di quest'anno, e forse in merito devo dire di aver un pò peccato di presunzione. Difatti, ho legato l'uscita a questo evento, in una sezione, quella di Italiana.Corti, abbastanza complessa e ardua per questo festival, abiutati forse a ben altri budget e case di produzione. Avrei potuto partecipare ad una sezione minore, la Spazio Torino, però non mi andava, perchè ci ho speso un sacco di soldi, perchè per me non era una vetrina poi così importante, perchè, ripeto, sono presuntuoso. Probabilmente si, la presunzione e la cocciutaggine è una cosa che mi ha sempre fatto guadagnare e perdere tante cose, ed ora, che fingo di legare il mio futuro professionale agli sbocchi di questo dannato corto, che poi dovrebbe diventare un film, che poi....uff.....mi sento di non aver fatto abbastanza. La vita mi richiede concretezza, e così mi sto perdendo negli anfratti più assurdi di questa simpatica Torino. Forse ho bisogno semplicemente di nuove idee e nuovi slanci, perchè la vita randagia dopo un pò ti distrugge, e così, in questi anfratti, riesco a riscoprire la dimensione umana, la società civile che avevo così perduto in tutto questo tempo, stupidamente legato ad una dimensione spirituale, riflessiva, interiore, che a dire la verità, (a)non mi porta a un cazzo, (b)è distante dalla realtà e quindi non immediata, (c) mi fa essere distante dalla realtà.


E così, quello che sembrava essere un pensiero unico del divenire, è esploso, come dopo l'impatto di una boccia di vetro a terra, ed ora si è sparso, appunto, tra questi anfratti, fatte di tante cose, belle e brutte. Perchè mi piacerebbe cominciare ad avere una vita dignitosa e serena, che fin'ora mi è stato difficile fare, perchè comincio a perdere un pò la pazienza nelle cose troppo lente, perchè comincio a non capire cosa diavolo fare, e soprattuto perchè farle. Ecco mi sono posto per la prima volta il perchè una persona dovrebbe fare cinema, così come lo intendo io. E non mi sono dato una risposta concreta. Perchè anche questa è una forma di presunzione. Comunicare il tuo sguardo attraverso la finzione è una forma, se vogliamo un pò raffinata, di presunzione, ma lo è e basta. E forse mi sono stufato, forse non mi sembra di aver raggiunto i risultati sperati, forse dovrò aspettare e faticare ancora, o forse ho già aspettato e fatica abbastanza da essermi stufato. Forse, come il personaggio di Rendez Vous, sto aspettando qualcosa, e mi sto perdendo da qualche parte. E soprattuto mi sono accorto di una cosa: ora ne sono sono sicuro, Rendez Vous ha predetto come sarebbe stata la mia vita nel breve termine.

Dunque ora, in attesa (oramai è imminente), di un responso (probabilmente negativo) dell'alta corte di Moretti&Co (anche se non me ne frega più nulla), raccolgo i numerosi frammenti persi per terra, e li ricompongo, un pezzo alla volta, sperando di raggiungere nuovamente quel pensiero unico, più forte e più determinato, che forse in fondo non ho mai avuto.
Si sono concluse le fasi preliminari del montaggio necessaria per la spedizione della copia del film per il Torino Film Festival. Ora si tratta di aspettare una risposta, e nel frattempo procedere con i perfezionamenti. In primis la color correction, fatta solo in modo molto parziale ma che necessita di un restyling definitivo generale. E poi qualche aggiustatina sull'audio, che però questa volta, a differenza delle altre, parte da un livello molto molto alto. Detto questo il lavoro legato a questa prima porzione di film può considerarsi concluso. Se il "prima" e il "durante", bene o male appartengono già al passato, a parte gli strascichi contabili ancora in sospeso (ho dovuto anche imparare a badare al lato burocratico del film), penso di essere entrato prepotentemente nella fase del "dopo", che ogni volta è una bella incognita.
Nell'attesa di organizzare il festone con la proiezione del film si tratta ora di organizzare una strategia furba per capire un pò che farsene di questo film e della mia vita professionale. Domande senza risposta.
Nel frattempo mi concedo un pò di riposo dopo mesi e mesi a rincorrere il tempo e gli eventi, e soprattutto ringrazio il mitico "utente anonimo" che da un pò mancava su questo blog, che continua, nonostante l'età preoccupante e i fallimenti di una vita spesa probabilmente male, a sofgare la propria frustrazione qui dentro, costringendomi a moderare i commenti dei post...vabbè, pazienza...
Ritornerò con delle news...speriamo...

Dopo la fatica del pre-film e del set, ora mi trovo nuovamente con me stesso, nella solitudine di 4 mura, mentre Torino è sempre più deserta. Apparentemente triste, ma il montaggio di Rendez Vous è finalmente cominciato. Sono giorni di assemblaggio dove vedi e rivedi, quindi ripensi, e che fino ad una versione definitiva di scena, con audio, musica e color correction svolta, non potrò e non riuscirò a capire bene che cosa ne sia uscito, al di là del giudizio sulle singole immagini, che trovano il tempo che trovano. Perchè la difficoltà sta proprio nel momento in cui capisci realmente quello che hai montato. E' il momento in cui devi trovare una svolta e quello che non ti convince, il momento in cui prendi, con dispiacere, delle scelte. Il momento in cui capisci realmente che diavolo hai scritto su quella cazzo di sceneggiatura in tempi che non ricordi più neppure. E' appunto il momento in cui ritrovare la sintonia di quel tempo passato, in chissà quale momento, in cui mi ci sono messo a scrivere queste cose, spinto da un livello emotivo che ora è tuto da ricreare. E proprio per il fatto che la sceneggiatura abbia avuto una gestazione lunga e complessa, il lavoro da me da fare, per ritrovare il senso reale di quello ho cercato di ricreare, è molteplice e complicato. Per questo per fortuna o purtroppo ho sempre voluto montare qualsiasi cosa io abbia girato. Perchè so perfettamente il senso che aveva ogni singolo aspetto del film, e non so se con un montatore esterno riuscirei a creare il feeling adatto. E questo se da una parte possano sembrare eccessi di pignoleria e manie di perfezionismo, e quindi annoverarli tra le cose positive, dall'altra ti pone un dubbio: "ma così facendo, non rischio di finire il lavoro senza un filtro esterno (che il dovuto distacco, come quello di uno spettatore qualunque, sicuramente ha) e quindi fare un qualcosa che possa dire qualcosa solo a me? Mi spiego. Non si finisce per ossere solo forzatamente presuntuoso il pretendere che altri, possibilimente tutti, possano apprezzare o magari solo semplicemente cogliere quelle sottili sfumature di cui il film è composto?". Rispondo da me. Si, c'è il reschio ed è forte. Soprattutto per un film autoriale come questo. E quindi, alla fine, come è successo per Isole, proverò a coinvolgerlo questo benedetto filtro esterno.......

Difatti tutto questo per dire che sto montando, scena per scena, cercando di mettere meno mano a scelte definitive, facendo più o meno quello che è scritto in sceneggiatura, parola per parola, movimento per movimento. Infatti il film sarà lunghissimo. E ti fa capire come calcolare meglio i tempi stimati di lunghezza di un film, che per questo è stato stimato sui 25 minuti, ma che montando tutto, supera i 30 sicuramente. Sicuramente dovrò segare tantissime cose, alcune dolorose, ma per ora non voglio pensarci. Entro 3 giorni avrò il pre-montato di tutto, e lì comincia la seconda fase: ....4 occhi vedono meglio di 2....Difatti mi incotrerò con i i gerarchi del film per condividere delle scelte estreme, dove prima di venirne a capo ne passerà di tempo, e registrare la famosissima voice over di Mr. Federico Bava, che scalpita giustamente per le vacanze e non ce la fa più a starmi dietro...E quello è il momento in cui il film comincia ad essere definitivo. E dopo alcune correzioni si dà un vero e proprio lifting finale, ovvero una mano di nuovo colore ad ogni immagine.

Come vedete è chiaro che rispondere alla domanda "Come procede il montaggio?", che in tanti mi stanno facendo in sti giorni, sia assolutamente impossibile per me. Sto assemblando meccanicamente, attendendo ore e ore di rendering per acquisire quelle immagini di qualità altissima che devo però comprimere, non potendo permettermi il computer della NASA per montare questo film. E così aspetterò limitandomi a non impazzire senza riuscire quasi a vedere il colore del cielo. Perchè ci siamo quasi. Manca tanto ma tanto è stato fatto, tantissimo. Sto preparando anche il primo trailer, che mi conosco, lo cambierò altre 15 volte, ma nella prossima settimana vorrei metterlo già in rete. E allora da lì in poi mi tranquillizzerò...anche se la data di scadenza di iscrizione del film al prossimo Torino Film Festival si avvicina drammaticamente.
......nel frattempo ho aggiornato la sezione Gallery del sito del film...